martedì 1 novembre 2011

Concorso


Questa è la foto che ho scattato la mattina della prova preselettiva, in attesa al bar di entrare nel teatro che la ospitava...

Poche righe per raccontare che, come già anticipato, da agosto ho dedicato ogni spazio libero possibile allo studio. Anche se tutti, ma proprio tutti, mi dicevano che i concorsi pubblici vengono fatti perché a priori c’è già una persona "designata", io mi sono intestardita. Ho visto il bando su La Stampa, consegnato la domanda, affrontato la prima preselettiva (130 persone portate a 20), poi i 4 temi da sviluppare nello scritto (da 20 persone a 9). E fin qui mi sono divertita, ogni passo avanti mi stupiva ogni volta, l’organizzazione del concorso perfetta e stimolanti le modalità di selezione. Quando sono stata convocata tramite telegramma per l’orale finale, si è iniziato a creare del turbamento: incominci a crederci. Ma il posto a tempo “pieno ed indeterminato” è 1 ed 1 soltanto. Poi sperare di entrare in graduatoria e chissà.
La mattina dell’orale, contrariamente al mio carattere, ero un fascio di nervi. Mi sono trovata accanto 9 persone con un livello altissimo di preparazione personale e di studio. E’ stata una giornata surreale, 9 persone che alla fine si sostenevano l’un l’altra, con cui ho condiviso nei momenti di pausa paure, sogni e racconti personali. Le quasi 2 ore di attesa chiusi in uno stanzino ad aspettare gli esiti le ricorderò sempre, con una web-cam avremmo fatto grandi ascolti: altrochè reality in tv, eravamo noi la vita vera, i precari coraggiosi in attesa di una comunicazione che ti può cambiare la vita. Alla fine, scoprire in mezzo a loro che hai vinto tu il concorso, ti lascia inizialmente con l’amaro in bocca per questo paese in cui i meritevoli solo in pochissime occasioni vengono premiati e, grazie anche ad un po’ di fortuna, in cui solo 1 su 130 ce la fa (alla Gianni Morandi)…

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